Evento ad ingresso contingentato e vincolato al rispetto delle precauzioni anti-Covid 19. Si terrà dal 26 giugno all’8 luglio 2021, presso lo spazio espositivo di Villa Niscemi Galleria Nicola Scafidi, la mostra personale dell’artista Mauro Di Girolamo. L’esposizione si intitola “Respiro” e l’inaugurazione si terrà alle 17:00 di sabato 26 giugno.
In mostra una selezione accurata di una nuova serie pittorica di lavori che attingono e si ispirano alla glitch art, pratica artistica che utilizza gli errori digitali e analogici a fini estetici.
Inaspettatamente rispetto all’astrazione a colpo d’occhio proposta, questa mostra liberamente reinterpreta volti dell’arte molto noti, come quelli dell’iconografia greca, rinascimentale e della Santa Rosalia di Anton Van Dyck.
Le opere sono state realizzate con tecnica mista, tra cui collage fotografico, pittura, stencil e bombolette spray.——————————————
*”Frammentare, glitchare, ripetere, spezzare, replicare l’immagine, immergendola in un bagno di texture colorate… Dipingere come respirare, un atto naturale, una necessità”*Necessità come il respiro, che accomuna tutti gli esseri viventi appartenenti alla madre Terra.
Ma che cosa è il respiro? È l’alternarsi di movimenti respiratori, nei quali naso, bocca e polmoni sono i personaggi principali che entrano in scena durante il magico processo vitale. Riprendere e ripigliare fiato, ristoro, dopo una corsa o dopo una lettura o una nuotata o un dolore. Ogni singolo atto volto alla vita è fatto di respiro, così fragile, così apparentemente naturale. Ci ricordiamo l’importanza di esso proprio quando proviamo a fare apnea subacquea: al riemergere, inevitabilmente, si prende una boccata d’aria. Insomma parrebbe che non possiamo fare a meno di respirare… Anche durante il sonno, sappiamo che il respiro come altre funzionalità continuano a co-operare sempre per noi, la nostra esistenza, pur se diamo per scontato tutto ciò, e non ci preoccupiamo di attribuirvi significato.Durante un anno e mezzo di pandemia, ho dipinto quasi un quadro al giorno, ininterrottamente, se non per qualche apnea; inevitabilmente, come necessità primaria a condizione dell’esistenza.Quindi anche l’arte ha un respiro? Lo abbiamo visto in maniera sorprendente durante la forzata quarantena: le persone avevano bisogno di prendere respiro ed il primo passo per molti, forse istintuale, è stato cantare, suonare, dipingere, ricercare la spiritualità. Ascoltando dei maestri mi sono imbattuto nella conoscenza gnostica, argomento molto complesso, di cui mi ha colpito la distinzione fondamentale nell’umanità schiava della materia (gli “ilici”), in coloro che vivono a modo dei bruti (gli “psichici”) e in coloro che vivendo nello spirito (i “pneumatici”) sono capaci di accogliere la conoscenza e aspirare alla salvezza.
Ma che cosa è pneuma? Nel corso dei secoli molte dottrine religiose e molte culture hanno adottato e fatto proprio questo termine facendolo proprio, a partire forse da quello che i greci ritenevano il soffio vitale, l’aria, il respiro. Questo soffio vitale che muove la vita e l’organismo, così come il cosmo.
Storicamente in occidente l’arte ha avuto uno scopo verticale, dove il termine verticale si ascrive in senso sacrale, al mistico ascendente. Quella ascendenza al pneuma, alla spiritualità, componente eletta del sacro entusiasmo dell’arte stessa.
L’arte come via d’uscita dai vincoli spazio temporali dell’hic et nunc, che è in sé stessa capacità generativa di qualcosa di inedito, oltre ciò che già esiste, che sia per sforzo di necessità o per volontà, arbitrio e desiderio.
La negazione del conformismo che crea l’esistenza delle cose: non creiamo nulla di nuovo se non investendo concretamente nell’eccedenza. La bellezza come manifestazione possibile del concepimento di ciò che ancora non è: abbiamo mai visto un unicorno? eppure appena nominato, tutti lo immaginiamo e lo visualizziamo.
Da qui, un passo lungo all’immagine come oggi prodotta e condivisa ad impressionante velocità, segnata dai like e dall’immediato passaggio e consumo ad altra immagine, in una relazione che perde il nesso intersoggettivo di individuazione dei soggetti, e rimane vanamente fine a se stessa.
Allora oggi forse attraverso la rappresentazione dell’errore digitale, l’immagine acquista un suo significante verticale, ascendente. L’immagine che si blocca, si interrompe e si distrugge segna a mio parere un nuovo concetto rappresentativo.
Il Glitch è un disturbo di breve durata che deforma l’onda di un impulso teletrasmesso elettronicamente.
La glitch art può quindi far riferimento a un’immagine fissa oppure a un video in cui sussistono vari difetti visivi. Coloro che realizzano glitch art catturano l’immagine distorta durante la riproduzione di un filmato o manipolano la figura o i file digitali di un video.
Qui vi propongo il frutto del mio lavoro di immersione nell’estetica del glitch, un atto distorsivo dell’immagine, ma comunque un atto di respiro, necessario, dialogante col tempo pandemico che è glitch anch’esso.
Sono tempi strani, tempi interrotti, violenti e confusi, dai contorni mai definiti e mai troppo reali, ma non per questo vogliamo smettere di respirare.(Testo di Mauro Di Girolamo e Monica Sanclemente)