“Voci della Città” intervista a Mauro Di Girolamo

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“Con la cultura si deve mangiare” Mauro, una voce per l’arte.

«Come diceva Catullo, Odi et amo. Io odio e amo Palermo. È un processo inevitabile per tutti noi concittadini, fratelli nati in questa città. Viviamo in un luogo pieno di contrasti inevitabili. Ci sono tante realtà culturali, etniche. E questo ci riporta alle nostre origini. All’estero, sparsi nel mondo, ci sono più di 60 milioni di italiani, cioè quanto gli abitanti della nostra stessa nazione che si trovano tra l’Argentina, l’America, il Nord Europa e l’Australia. Questo ci fa capire che noi stessi italiani siamo stati colonizzatori».

Mauro è un artista affermato. Vogliamo sapere qualcosa sul suo impegno artistico.

«Cerco di lavorare senza tralasciare le basi fondamentali: la conoscenza della cultura classica, della pittura e della storia dell’arte, perché credo che sia importante a livello professionale e per essere autentici con sé stessi e con gli altri. Potrei bluffare, mentire, soprattutto oggi, con questo periodo di crisi economica, realizzando escamotage e facendo una finta arte. Credo, invece, che la cosa fondamentale sia essere autentici, veri, nel bene e nel male. Da artisti dobbiamo agire come riflesso, come specchio per le persone che guardano. Alcuni miei quadri hanno un connotato politico, perché già a diciotto, diciannove anni, durante una gita con i miei genitori a Sarajevo, in Bosnia Erzegovina, ho realizzato il quadro “La terra di nessuno”, legato alla questione della Palestina e Israele. Sono sempre stato attento alle questioni politiche. Come il quadro “Vucciria” o “Il Traffico”, oppure “Il trionfo della vita” che ho composto a pannelli ed è in netta contrapposizione con “Il trionfo della morte».

Chiediamo a Mauro di raccontarci il suo luogo del cuore a Palermo…

«Uno dei posti che amo maggiormente dal punto di vista fisico è Monte Pellegrino, per me l’emblema di Palermo. Palermo senza Monte Pellegrino non è più Palermo. È l’iconografia, è una corona, un cane adagiato sulla sua città. Intorno al 2012 è stato per me fonte d’ispirazione sia dal punto di vista sportivo che artistico, perché inizialmente mi sono avvicinato al ciclismo amatoriale e ho provato a raggiungere Monte Pellegrino con la bicicletta. Oggi lo percorro più volte al giorno; mentre prima salivo per poter osservare il luogo stesso. La nascita del quadro La Vucciria è legata alle prime volte in cui mi sono approcciato a Monte Pellegrino in bici, quindi anche allo sforzo fisico. Mi ha dato la possibilità di percepire e capire le cose con distacco. Allo stesso tempo, il sentire te stesso, il battito del cuore, il sudore, queste cose ti mettono in contatto con la tua parte più intima. Ricordo che a quel tempo avevo paura degli uccelli. Ho fatto per la prima volta la conoscenza del Falco Pellegrino come anche dell’Aquila di Bonelli, detta Biancone. Scendevo con la bicicletta e, ritrovandomi davanti questo grosso animale, alto 1 metro e 10, con l’apertura alare di 2 metri, mi sono innamorato. È stato un contatto che definisco divino e che mi ha illuminato dal punto di vista artistico».

Mauro ottiene consensi da personaggi di spessore del panorama artistico e non…

«Vittorio Sgarbi mi ha telefonato dicendomi che preferiva la mia rivisitazione della Vucciria all’originale di Guttuso. Lo stesso David Lynch: prima di essere regista è un pittore e, vista la mia giovane età, non credeva che avessi realizzato io il quadro».

La formazione di Mauro inizia a Palermo.

«Ho studiato al liceo artistico “Damiani Almeyda” di via Altofonte, poi ho fatto l’Accademia delle Belle Arti. A diciotto anni mi sono iscritto in Culture della Materia e in Pittura. Una volta le nonne dicevano: “Studia che troverai un lavoro”. Oggi, pur studiando, il riconoscimento non è assicurato e, quindi, si parte, si va all’estero per fare esperienza e per crescere. Una volta andavano via le persone che soffrivano la fame e che non avevano né uno studio né un lavoro, adesso lascia la propria terra gente che, bene o male, riesce a sopravvivere e che ha un grado culturale superiore. È giusto che ci sia un riscatto sociale, per chi studia, dal punto di vista lavorativo. Con la cultura si deve poter mangiare ».

” One should be able to feed on culture” Mauro, a voice for art.

«As Catullus said, “Odi et amo”. I hate and love Palermo. It’s an inevitable process for all of us fellow citizens, brothers and sisters born in this city. We live in a place that’s full of inevitable contrasts. There are many cultural and ethnic realities. And this also brings us back to our origins. Abroad, scattered in the world, there are more than 60 millions of Italians, so just as many as we our in our country. They’re scattered through Argentina, America, North Europe and Australia. This tells us how we Italians have been colonisers».

Mauro is a successful artist. We’d like to know something about his art: “I try to work without leaving out any of the essentials: the knowledge of classical culture, of painting and of art history cause I believe it’s important both professionally and to be authentic with yourself and with others. I could bluff, lie, especially nowadays in this period of economic crisis, creating gimmicks and fake art. In fact I believe the most important thing is to be authentic, true to yourself for better or worse. As artists we have to act as a reflection, a mirror for the people who look at our art. Some of my paintings are political: already when I was 18 or 19, on a trip with my parents in Sarajevo, Bosnia, I painted “Land of no man”, about the Israeli-Palestinian matter. I’ve always been into political matters. Just as my painting “Vucciria” or “The traffic” or “The Triumph of life”, which I’ve realised in panels and is in sharp contrast with “The Triumph of death”».

We asked Mauro to tell us what’s his favourite spot in Palermo…

«One of the places I love the most for its physical appearence is Mount Pellegrino, that for me is Palermo’s symbol. Palermo without Mount Pellegrino is not Palermo. It’s got to do with its iconography: it’s like a crown, a dog laying down on its city. It was greatly inspirational to me around 2012, both from a sports and an artistic point of view, cause around that time I’d approached amateur cycling and tried to cycle till Mount Pellegrino. Nowadays I do it even several times a day, while back then I’d climb up there just to observe the place itself. The birth of my painting “La Vucciria” is tied to those first times I cycled to Mount Pellegrino, so to the physical effort as well. It gave me the chance to perceive and understand things with distance. At the same time things like feeling yourself, your own heartbeat, your sweat: this kind of things puts you in touch with your most intimate self. I remember I was afraid of birds. I met the Peregrin Falcon for the first time as well as Bonelli’s eagle, known as “Biancone”. I was cycling down and finding myself in front of this big animal – 1.10m tall with 2m wingspan – I fell in love. It was a meeting I define divineand that enlightened me from an artistic point of view».

Mauro received approval from bigshots in the artistic scene and more… «Vittorio Sgarbi phoned me to say he prefered my Vucciria to Gattuso’s original one. Even David Lynch – who’s a painter himself before being a director – couldn’t believe I’d made that painting, since I was really young».

Mauro’s education started in Palermo: «I studied at the arts high school “Damiani Almeyda” in Via Altofonte, then I attended the Academy of Fine Arts. At 18 I enrolled in Cultures of Materials and Painting. Once grandmas used to say “Study, you’ll find a job”. Nowadays it’s not sure that you’ll find a job if you study so people leave, go abroad to live experiences and grow. Once, the people who went away were those who were hungry and had no job nor a study title. But now those who leave their land are people who can get by and is highly educated. It’s only fair that there’s a social reward work-wise for those who study. One should be able to feed on culture».Debemos comer de la cultura” Mauro, una voz por el arte.

«Catulo decía odi et amo. Y yo odio y amo Palermo. Es un proceso inevitable para todos nosotros ciudadanos, que nacimos en esta ciudad como hermanos. Vivimos en un lugar repleto de contrastes inevitables. Hay muchas realidades culturales, étnicas. Esto nos lleva atrás a nuestros orígenes. En el extranjero, en cada rinconcito del mundo, viven más de 60 millones de italianos, habitantes de nuestra misma nación que se encuentran entre Argentina, América del Norte, Europa del Norte, Australia, así que los mismos italianos fueron colonizadores.»

Mauro es un artista de todo respeto. Queremos saber algo alrededor de su compromiso artístico: «Intento trabajar sin omitir los principios básicos: el conocimiento de la cultura clásica, de la pintura y de la historia del arte, de hecho creo que es importante bajo una perspectiva profesional y con el fin de ser auténticos con nosotros mismos y con los demás. Podría engañarles, mentirles, hoy más que nunca, en este periodo de crisis económica, fingiendo producir un arte falso. Creo que lo fundamental aquí es ser auténticos, verdaderos en lo bueno así como en lo malo. Desde nuestro punto de vista de artistas debemos actuar como un reflejo, espejo que la gente puede mirar. Algunas pinturas mías tienen una fuerte connotación política, porque ya con dieciocho años estuve en Bosnia y Herzegovina, en Sarajevo, de viaje con mis padres y allá realicé la obra ‘Tierra de nadie’, una obra inspirada en la cuestión de Palestina e Israel. En mis pinturas, como ‘Vucciria’, ‘El tráfico’, ‘El triunfo de la muerte’, siempre ha sido muy presente el discurso político.»

Le pedimos a Mauro que nos cuente su lugar del corazón en Palermo: «Uno de los sitios que me encantan más es el Monte Pellegrino. Creo que es el símbolo de Palermo. Palermo su montaña no es la misma ciudad. Es un icono, una corona, un perro recostado para proteger su ciudad. Alrededor del 2012 me inspiré en ello desde el punto de vista del deporte así como en el ámbito artístico, porque en aquellos tiempos me iba acercando al ciclismo amateur, e intentaba subirme al Monte en bici. Ahora lo hago más veces al día, en principio lo hacía para poder observar el lugar. La realización de la pintura ‘La Vucciria’ está ligada a aquellas primeras veces subiendo la montaña en bici, entonces también al esfuerzo físico. Me dio la oportunidad de percibir y entender las cosas con distancia y lucidez. Al mismo tiempo sentir a ti mismo, el latido de tu corazón, el sudor, estas son las cosas que te ponen en contacto con la parte más íntima de ti. Recuerdo tenerle miedo a los pájaros en aquel entonces, me acerqué a los aves por primera vez conociendo el halcón o el águila perdicera. Me bajaba en bici, con la mirada fija hacia este animal majestuoso, altura 1 metro y 10 y una envergadura de dos metros, me enamoré. Hubo algo divino en aquel encuentro. Fue deslumbrante desde la perspectiva artística.»

Mauro iba ganándose los favores y el apoyo de personajes artísticos muy importante, y no solo eso…: «Vittorio Sgarbi me llamó un día y me dijo que prefería mi interpretación de la Vucciria al original de Guttuso. El mismo David Lynch, antes de ser director de cine era pintor y, teniendo en cuenta mi edad, no podía creerse que la obra fuera mía.»

La formación de Mauro empieza en Palermo: “Estudié en el instituto artístico ‘Damiani Almeyda’ en calle Altofonte, luego me cursé en la Academia de Bellas Artes. Con dieciocho años me matriculé en Cultura de la Materia, en Pintura. Antaño las abuelas solían decir: estudia y encontrarás un trabajo. Así era. Hoy en día, aún estudiando, nadie te garantiza tener un reconocimiento adecuado a tu califica. Todo el mundo se va al extranjero, para crecer. Hace un tiempo solían partir las personas que padecían la hambruna y que no tenían nada, ni estudios, ni trabajo. Ahora los que quieren irse son los que más o menos logra sobrevivir y tienen un nivel de instrucción más elevado. Está bien que haya una forma de rescate social para quienes hayan estudiado, en una perspectiva laboral. Debemos comer de la cultura.»

“Devemos comer com a cultura” Mauro, uma voz pela arte.

«Como Catullo disse, Odi et amo. Eu odeio e amo Palermo. É um processo inevitável para todos nós cidadãos, irmãos que nascemos nesta cidade. Vivemos em um lugar cheio de inevitáveis contrastes. Há tantas realidades étnicas e culturais. E isso nos traz de volta às nossas origens: no exterior, espalhados pelo mundo, há mais de 60 milhões de italianos, ou seja, os habitantes de nossa própria nação que estão localizados entre a Argentina, a América, o norte da Europa, o Austrália e, portanto, nós italianos eram os colonizadores.»

Mauro é um artista estabelecido. Queremos saber algo sobre o seu compromisso artístico. «Procuro trabalhar sem omitir as bases fundamentais: o conhecimento da cultura clássica, da pintura e da história da arte, porque acredito que é importante a nível profissional e ser autêntico consigo mesmo e com o outros. Eu poderia blefar, mentir, especialmente hoje, com esse período de crise econômica, criando uma arte falsa. Acredito que o fundamental é ser autêntico, fiel a si mesmo, para melhor ou para pior. Como artistas devemos agir como um reflexo, um espelho para as pessoas que assistem. Algumas das minhas pinturas têm uma conotação política, porque já aos dezoito, dezenove anos eu estava na Bósnia e Herzegovina, em Sarajevo, em uma viagem com os pais e fiz o quadro “La terra di nessuno” , uma imagem ligada à questão da Palestina e Israel. Eu sempre estive atento ao discurso político, bem como com a imagem “Vucciria” ou “Il Traffico” ou “Il trionfo della vita “, que é uma imagem que eu compus em painéis, que está em claro contraste com “Il trionfo della morte.»

Pedimos a Mauro que nos fale sobre o seu lugar favorito de Palermo … «Um dos lugares que mais amo do ponto de vista físico é o Monte Pellegrino. Acredito que seja o emblema de Palermo. Palermo sem o Monte Pellegrino não é Palermo. A iconografia, é uma coroa, um cão deitado na sua cidade. O ano 2012 foi uma fonte de inspiração para mim, tanto do ponto de vista esportivo como artístico, porque inicialmente eu me aproximei do ciclismo amador, e então eu tentei subir o Monte Pellegrino de bicicleta. Agora ando várias vezes por dia, inicialmente fazia para poder observar o lugar em si. O nascimento do quadro La Vucciria está ligado às primeiras vezes que me aproximei do Monte Pellegrino de bicicleta, e, portanto, também faz referência ao esforço físico. Isso me deu a oportunidade de perceber e entender as coisas com desapego. Ao mesmo tempo, se sentir, os batimentos cardíacos, o suor, essas coisas colocam você em contato com sua parte mais íntima. Lembro que naquela época eu tinha medo de pássaros, eu me aproximei desses animais pela primeira vez, vendo tanto o falcão peregrino quanto a águia de Bonelli, chamada Biancone. Desci com a bicicleta, vendo esse grande animal, 1 metro de altura, com a envergadura de 2 metros, me apaixonei. Foi um contato que eu chamo de divino. E me iluminou de um ponto de vista artístico.»

Mauro é aclamado por personagens do panorama artístico e não artístico … “Vittorio Sgarbi me telefonou dizendo que preferia minha reinterpretação de Vucciria ao original de Guttuso. O próprio David Lynch, antes de ser diretor, é pintor e, dado minha tenra idade, ele não acreditava que eu tinha percebido a imagem “.

O treinamento de Mauro começa em Palermo. «Estudei na Escola de Arte Damiani Almeyda na Via Altofonte, depois fiz a Academia de Belas Artes. Aos 18 anos me matriculei em pintura. Uma vez minhas avós disseram: estuda que você vai encontrar um emprego. Havia essa afirmação. Uma vez que as pessoas partiam da Itália porque sofriam de fome e não tinham nem um estudo nem um emprego, agora, bem ou mal, podem sobreviver e com um nível cultural mais alto. É certo que há uma redenção social, para aqueles que estudam, do ponto de vista do trabalho. Você deve comer com cultura.»